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25/28 marzo 2009 - XVI Edizione - FerraraFiere
 
 
Edizione 2006
Gli espositori
Convegni
Incontri tecnici
Eventi in Fiera
Eventi fuori Fiera
Comunicato stampa finale

Eventi fuori Fiera

MARCO PALMEZZANO & IL RINASCIMENTO NELLE ROMAGNE
Forlì, Musei in San Domenico – piazza Guido da Montefeltro, tel. 0543/712642
4 dicembre 2005 – 30 aprile 2006
ORARI:
Da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00
chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. (chiusura biglietteria 18.00)
BIGLIETTI (comprensivi di guardaroba e audioguida)
Intero: € 8,00 Ridotto: € 6,00
CHI SI PRESENTERA’ ALL’INGRESSO DELLA MOSTRA CON IL BIGLIETTO “SALONE DEL RESTAURO” AVRA’ DIRITTO AD UN BIGLIETTO RIDOTTO


DE PISIS A FERRARA
Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d’Este, Ferrara
12 marzo – 4 giugno 2006
Orario: 10.00 – 18.00 feriali e festivi
Mostra organizzata in collaborazione da Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea
Il 2 aprile saranno trascorsi cinquant’anni dalla morte dell’ultimo maestro dell’«officina ferrarese» e di uno dei protagonisti dell’arte del Novecento: Filippo de Pisis. Ferrara, la città in cui è nato, ricorda questo suo figlio illustre con una mostra allestita a Palazzo dei Diamanti


DE PISIS A FERRARA
Palazzo dei Diamanti 12 marzo – 4 giugno 2006

COMUNICATO STAMPA

Il 2 aprile saranno trascorsi cinquant’anni dalla morte dell’ultimo maestro dell’«officina ferrarese» e di uno dei protagonisti dell’arte del Novecento: Filippo de Pisis. Ferrara, la città in cui è nato, ricorda questo suo figlio illustre con una mostra allestita a Palazzo dei Diamanti.

Sarà una esposizione diversa da tutte le precedenti poiché, ad eccezione de I grandi fiori di casa Massimo, recentemente acquisiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e in deposito presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”, le opere esposte saranno quelle di proprietà delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea: la collezione più importante di opere del grande artista, che conta quarantanove olii e duecentocinque opere su carta. Ciò non deve far pensare ad una mostra che non testimoni ogni aspetto dell’arte di de Pisis. La rassegna comincia, infatti, con uno dei primi esercizi pittorici noti dell’artista, Passeri (1908), che racconta del suo rapporto estemporaneo con la pittura negli anni della giovinezza quando, più che le arti figurative, a interessarlo erano le ricerche sulla storia dell’arte ferrarese, sull’entomologia e la botanica, per non dire delle sue fatiche letterarie che, fino al 1922, rappresentarono il suo impegno di gran lunga più importante.

A documentare il salto di qualità che la pittura di de Pisis compie nel biennio 1924-25, prima del trasferimento a Parigi, prendendo le distanze dal mito della “bella pittura” di tradizione ottocentesca, è la Natura morta col martin pescatore (1925), un dipinto dove i sentimenti dell’artista si dispiegano liberi: dalla sottile nostalgia crepuscolare che emana dalla piccola tela raffigurante una veduta notturna dell’Adriatico al chiaro di luna, al ricordo di affettuose memorie della giovinezza legate al ventaglio dipinto con toni di colore squillante, all’angoscia, nutrita di suggestioni letterarie, per il martin pescatore morto. Segue la sua personalissima rivisitazione della metafisica che si riflette in quell’incantesimo onirico e intellettuale, rotto dal tocco di ironia rappresentato dalla nota realistica delle cipolle, che sono Le cipolle di Socrate (1927).

L’anno 1928 registra la nascita di un nuovo inconfondibile genere di veduta, La Coupole, e di natura morta, I pesci marci, entrambi frutto della «cenere di un fuoco»: quello che si accende, subitaneo, quando si incontrano il cuore del poeta e l’anima delle cose.

Nel 1929, nei Propositi che è solito scrivere all’inizio di ogni nuovo anno, de Pisis annota: «Per la pittura niente romanticherie, niente pesci marci, niente cipolle, niente jolis coins de Paris, niente “marmellate pittoriche”.» Tali propositi trovano riscontro anche in opere di anni successivi come la Natura morta con agli (1930) e la Natura morta marina (1932) dove ogni riferimento alla metafisica è scomparso e ciò che conta sono le emozioni dell’artista di fronte al soggetto e la capacità di trascriverle sulla tela. Nel Gladiolo fulminato (1930) e nei Grandi fiori di casa Massimo (1931) i sentimenti dell’artista si identificano sempre più con i suoi soggetti e con il modo di rappresentarli. È una tragedia che si consuma sotto i nostri occhi il Gladiolo: quella di una vita stroncata all’improvviso, di una bellezza rigogliosa che appassisce di colpo. Tutt’altra cosa sono i Grandi fiori: un brulichio di colori così intenso da consentirne, quasi, una lettura in chiave astratta, un inno alla vita e alla bellezza che nel diario privato di de Pisis non può che corrispondere ad un’ora di gioia. Segue la sua moderna interpretazione del tema dell’efebo, carica di ricordi e di nostalgia, documentata in mostra da Il nudino rosa (1931) e da quegli affascinanti «segni d’incanto e di inquietudine» che sono i suoi disegni, straordinarie pagine di un diario artistico e umano.

È diverso il suo modo di dipingere nello studio dove, spesso, il suo linguaggio pittorico si fa più meditato, concede di più alla pacatezza della narrazione e s’infittisce il dialogo con il soggetto, un modo di dipingere che produce capolavori come: La lepre (1932), la Natura morta “alla dolce Patria” (1932), la Natura morta con la cartella (1934) e la Natura morta con pane, formaggio e bottiglia (1936).

Viale a Parigi (1938) e Strada di Parigi (1938) testimoniano il furore creativo col quale de Pisis è pronto a fermare sulla tela, grazie alla sua prodigiosa «stenografia pittorica», il paesaggio e l’emozione che suscita in lui. Poi, come in Una rosa sta buttando (1938), quel furore creativo cede il passo, talvolta, a momenti di meditazione assorta, colma di dolcezza e di emotività trattenuta, sulla vita, sulla bellezza e sulla loro caducità.

È straordinario il suo talento di ritrattista, insieme raffinato e violento, capace, come in quel capolavoro che è Ritratto di Allegro (1940), di rapire in un lampo da un volto i sentimenti del soggetto e di trasferirli istantaneamente sulla tela insieme con le proprie emozioni.

Negli anni Quaranta, dopo il rientro in Italia da Parigi, la tensione del quinquennio precedente in parte si placa e torna a crescere, per contro, nella sua pittura il peso della componente letteraria e poetica. Così si spiegano Via degli Omenoni (1942), Cortile d’inverno (1943), Natura morta con melanzana (1943), Il muratore (1944), e quell’autentica “gemma”, come ha scritto de Pisis stesso sul dipinto, che è la splendida Falena (1945) che l’artista donò all’editore Giovanni Scheiwiller. Colpisce poi, in questi anni, il suo modo sereno, quasi infantile, di guardare un giardino fiorito (Il giardinetto, 1944), o un paesaggio di montagna (Paesaggio alpino, 1947).

C’è, infine, l’ultima straordinaria stagione del suo lavoro, quando il pittore della vita si trasforma nel poeta della morte e per esprimere sulla tela questa emozione estrema prosciuga la sua febbrile «stenografia pittorica» e costruisce un’inedita sintassi figurativa ridotta all’essenziale, una sorta di alfabeto Morse drammaticamente pausato nel quale i silenzi contano quanto le parole, i rari segni impressi dal pennello sulla tela. Vi è un preannuncio di quel linguaggio nuovo in Fiori nel vaso (1943), mentre Rose nel bicchiere (1948) e Nudo sdraiato (1949) rappresentano, nei rispettivi generi, altrettante tappe di avvicinamento a quell’esito estremo. Ma è solo in clinica, a Villa Fiorita, che matura appieno l’ultima fase della sua pittura, nuova per de Pisis e per l’arte italiana ed europea: è solo qui che avviene quella semplificazione così drastica del suo stile, e così violenta, da indirizzarsi, sia pure senza interrompere il rapporto con la realtà, verso una sorta di “astrazione” del tutto originale. È l’anno 1950. «Ora sto molto meglio e dipingo come un Angelo», scrive de Pisis a Comisso nella tarda primavera. Fu forse in quei giorni che l’artista trovò la forza e la voglia di schiarire la sua tavolozza e infondere un estremo palpito di vita ai suoi soggetti: le commoventi Rose bianche e anche la splendida, intensissima, Rosa nella bottiglia, dove si frammenta e si irrigidisce sempre più il segno, però, e appaiono sottili pennellate di colore nero che parlano dell’inizio della consunzione delle cose, annunciano un cambiamento imminente. C’è ancora una larva di colore, un soffio di vita, in una tela come Natura morta sul tavolo (1951), ma poi, inesorabilmente, le mille luci della sua tavolozza si spengono nella Natura morta con pipa e calamaio (1951). Cala la sera dentro la serra di Villa Fiorita acconciata a studio e quella lettera sigillata posata sul tavolo potrebbe essere il testamento del pittore, uno degli ultimi atti compiuti prima di congedarsi dalla vita. Negli anni seguenti, fino al 1953, nasceranno ancora alcuni capolavori (Le pere, 1953), ma il suo straordinario “diario pittorico”, scritto giorno dopo giorno, per oltre venticinque anni, è ormai giunto al termine.

In occasione della mostra, a cura di Maria Luisa Pacelli, sarà pubblicato il catalogo generale completamente illustrato della collezione dei de Pisis delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea.

Se Ferrara possiede una raccolta di de Pisis che documenta l’intero percorso creativo dell’artista lo deve a tre personaggi: uno sconosciuto al grande pubblico, Giuseppe Pianori, e due notissimi, Manlio e Franca Malabotta. Questa mostra è anche un segno di gratitudine verso di loro che, con tanta generosità, hanno arricchito Ferrara di questo straordinario patrimonio storico-artistico.

Agricoltore ferrarese facoltoso, Giuseppe Pianori, sentendo approssimarsi la fine, maturò il desiderio di perpetuare la memoria sua e della sua famiglia e, il 24 marzo 1980, si recò dal notaio e gli consegnò il suo testamento. Morì poco dopo, il 12 maggio, e tre giorni più tardi venne pubblicato il testamento dove si legge: «Per onorare in modo degno e duraturo la memoria della Famiglia Pianori, intendo costituire e costituisco la fondazione denominata: “Giuseppe Pianori” con lo scopo di sviluppare e arricchire il patrimonio artistico e culturale di Ferrara attraverso l’acquisizione di opere d’arte moderna da destinarsi alla Galleria Civica d’Arte Moderna della città … » È da quel momento che ha cominciato a prendere corpo la collezione ferrarese dei de Pisis, acquistati uno dopo l’altro, nel corso degli anni, grazie a quel benefattore: ventitré olii e ventiquattro disegni a tutt’oggi. Ma un salto di qualità decisivo la collezione l’ha compiuto il 28 settembre del 1996 quando Franca Fenga Malabotta ha reso pubblica la sua decisione di donare a Ferrara la celebre collezione di opere di Filippo de Pisis che il marito, il notaio e raffinato collezionista e critico d’arte Manlio Malabotta, aveva raccolto tra il 1940 e il 1969 e che lei aveva saputo conservare e valorizzare per oltre un ventennio con una competenza e un amore rari nel mondo del collezionismo: ventiquattro olii, settantaquattro disegni e centosette litografie, oltre ad altri materiali e documenti. C’è tutta la grandezza di de Pisis nei capolavori della collezione Malabotta, e c’è anche quella del collezionista che ha visto, capito, raccolto e amato le opere di questo artista e di sua moglie che, dopo decenni di vita in comune con loro, ha deciso di rinunciare al dialogo quotidiano con quei figli adottivi pur di condividere col pubblico quel suo grande amore. Il 15 ottobre del 2002 il materiale documentario del fondo depisisiano del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis” è stato arricchito da un altro prezioso atto di liberalità: quello che Luisa Laureati Briganti ha compiuto nei confronti delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara donando, nel decennale della scomparsa del marito, professor Giuliano Briganti, l’intera fototeca da lui utilizzata per la predisposizione del catalogo generale dell’opera pittorica di Filippo de Pisis (1908-53) da lui curato, e pubblicato, nel 1991, dalla casa editrice Electa di Milano.

 

De Pisis a Ferrara
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: dalle 10.00 alle 18.00.
Ingresso: intero € 5.00, ridotto € 4.00, scuole € 2.00.
Mostra organizzata in collaborazione da Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea.
Catalogo edito da Ferrara Arte a cura di Maria Luisa Pacelli, con testi di: Fabrizio D’Amico, Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi, Andrea Nascimbeni, Franca Fenga Malabotta e Luisa Laureati Briganti.

Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064, e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.comune.fe.it. Ufficio stampa: Studio ESSECI – Sergio Campagnolo, tel. 049.663499, e-mail: info@studioesseci.net, WS: www.studioesseci.net

[ AGGIORNATO AL 3 FEBBRAIO 2006 ]

 

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E-mail: info@salonedelrestauro.com Quartiere Fieristico di Ferrara
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Uscita Ferrara Sud
(Autostrada A 13)