Negli ultimi tempi a seguito di una prassi consueta in molti paesi oltreoceano ed europei si assiste anche in Italia ad una crescente collaborazione, partnership, tra amministrazione pubblica e settore privato nei Beni Culturali.
Dagli anni Ottanta è progressivamente mutata la percezione istituzionale e collettiva del valore dei beni culturali con la conseguente trasformazione delle politiche di settore.
È stato introdotto un nuovo approccio che non si sostanzia unicamente in un incremento delle risorse destinate al settore ma in un rapporto di maggiore collaborazione dei privati, di complementarietà più che di sussidiarietà.
Punto di svolta fondamentale è stato il dibattito sulla partecipazione dei soggetti privati alla definizione del quadro legislativo per la valorizzazione del patrimonio culturale e la possibilità, da parte di questi soggetti, di concorrere all’individuazione di strumenti normativi capaci di rendere l’immenso patrimonio artistico e culturale italiano, non solo pubblico, promotore della ricchezza per il sistema-paese.
Si è cominciato ad indagare a fondo sulla specificità del rapporto privati–enti culturali, cercando di individuare elementi di comunanza e spazi di collaborazione da un lato, attivando forme di partenariato sia in termini di gestione sia in termini di finanziamento e dall’altro, promuovendo l’immagine attraverso la sponsorizzazione delle attività della Pubblica Amministrazione.
I finanziatori (sponsor, imprenditori mecenati, privati) sono sempre più interessati al binomio impresa-cultura al fine di condividere strumenti utili allo sviluppo del sistema di risorse identitarie e di relazioni culturali del paese.
D’altro canto, molteplici sono gli spunti di riflessione il cui filo conduttore è la ricerca di nuovi modelli di gestione, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali entrato in vigore nel 2004, che punta ad una maggiore valorizzazione del patrimonio culturale.
La Pubblica Amministrazione raccoglie con favore l’approccio mutuato dal mondo aziendale per quanto attiene agli aspetti di governance, controllo e gestione del patrimonio culturale; un numero sempre crescente di istituzioni hanno come obiettivo progetti di qualità per i quali mettono in campo nuove pratiche come il fund raising e il marketing.
In particolare la sponsorizzazione nel settore dei beni culturali si sostanzia in qualsiasi forma di contributo da parte di un privato alla progettazione o all'attuazione di iniziative nel campo della tutela e valorizzazione del patrimonio con un ritorno in termini di immagine.
Per diversi anni tale fenomeno è avvenuto al di fuori di una precisa cornice normativa di riferimento e attraverso formule di volta in volta riconducibili ad istituti giuridici differenti.
Tuttavia, si deve registrare una recente inversione di tendenza. Al pieno riconoscimento della sponsorizzazione come legittimo e generale strumento utilizzabile dalle PA per lo svolgimento di iniziative pubbliche ha fatto seguito anche una specifica disciplina dei contratti di tale natura come strumenti per la realizzazione di politiche di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale, fino ad arrivare ad ammetterne l'utilizzo anche rispetto a singoli interventi su uno specifico bene (D.Lgs 30/2004).
Il privato finanziatore può scegliere di sponsorizzare un intervento di restauro attraverso un contributo in denaro ovvero può, avendone i requisiti, offrire direttamente e gratuitamente il restauro del bene.
Molti dei progetti di restauro realizzati dagli Istituti Centrali e dalle Soprintendenze di settore, si stanno concretando grazie alla collaborazione con importanti istituzioni locali e nazionali anche private.
Il restauro del Tabernacolo dei Linaioli, ad esempio, capolavoro del Beato Angelico, in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha visto l’intervento dell’A.R.P.A.I. - Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano o, il progetto di restauro del ciclo di affreschi trecenteschi di Agnolo Gaddi, raffiguranti La Leggenda della Vera Croce, che decora la Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze che si sta realizzando grazie ad una convenzione tra l'Opificio delle Pietre Dure, l'Opera di Santa Croce e l'Università di Kanazawa in Giappone.
Altro importante strumento di raccolta fondi è poi costituito dalle erogazioni liberali, introdotte con la legge 342/2000 e successivamente modificate dal “Decreto competitività” (Legge 80/2005) che ne ha introdotto una nuova tipologia.
Nonostante la potenzialità di detto strumento si è purtroppo constatato che non ha riscontrato il successo auspicato.
Come spesso accade, infatti, per i fenomeni “nuovi”, gli interlocutori hanno bisogno di avvicinarsi per gradi, per comprendere il valore ed il contributo reciproco di un’azione comune.
Occorre, infatti, comprendere le motivazioni che spingono le imprese private a finanziare progetti culturali; vi sono imprese che ad oggi non vedono nell’arte e nella cultura ambiti di coinvolgimento e di opportunità e che vedono invece, con favore iniziative di defiscalizzazione per le sponsorizzazioni culturali come elemento di incentivo. Ancora altre che vedono la propria partecipazione al mondo della cultura in termini prevalentemente di marketing, ed infine altre che sono più attente e utilizzano le sponsorizzazioni culturali come strumento di comunicazione istituzionale presso segmenti specifici di clienti.
In una situazione nella quale le istituzioni sono chiamate a farsi parte attiva nel reperimento di fondi presso più categorie di interlocutori, è inevitabile aspettarsi che i “grandi” e i “piccoli” donatori siano sollecitati da più parti a contribuire, non solo a sostegno di iniziative culturali, ma anche per interventi umanitari, formativi e cosi via.
Occorre, dunque, definire in modo preciso il proprio posizionamento, la propria specificità, i propri elementi di valore. I finanziatori dell’arte dei secoli scorsi agivano essenzialmente per passione, senza trascurare l'aspetto dell'autocelebrazione, dell'affermazione del loro ruolo e potere; l'antico mecenate decideva in piena autonomia orientato dal suo gusto, dall'idea del bello che si era costruito attraverso studi raffinati.
Oggi, molti grandi finanziatori della cultura, in particolare alcune banche, tendono ad operare su più fronti senza un criterio particolare rendendo difficile comprendere la logica che soggiace al legame impresa-cultura. Meglio sarebbe agire decidendo di investire in cultura in modo da creare un rapporto stabile con il territorio e con la sua popolazione. Una strategia di questo tipo è infinitamente più premiante, sia dal punto di vista della coerenza interna e della chiarezza, sia in termini di ritorno economico.
Negli anni, accanto al mecenatismo, si sono affiancate altre regole di intervento, quali la sponsorizzazione e la gestione diretta di interventi culturali. Il mondo del privato è, dunque, in quest’ ambito, erede di una grande tradizione, e si fa portavoce del dettato costituzionale che impone la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione.
Tale tutela tuttavia, non deve riguardare soltanto quei beni capaci, per la loro importanza, di assicurare grandi ritorni comunicazionali ma deve prendere in considerazione anche le testimonianze delle culture proprie del territorio che, seppur meno note al grande pubblico sono comunque una preziosa documentazione della storia che quel territorio esprime.
Cav. Mario Resca, Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali